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La missione è propaganda in vista del voto Onu sullo Stato palestinese

Ieri una parte della Flottiglia internazionale diretta a Gaza si è mossa da Genova. Dovrebbe arrivare alle 70 imbarcazioni. Il 30 maggio del 2010 una flottiglia di 6 navi lasciò le coste di Cipro con 718 persone di 37 paesi. Israele non consentì l'approdo, peraltro illegale. Lo scontro fu durissimo e portò a sei morti, oltre che alla rottura con la Turchia. I pretesi aiuti erano il mero travestimento di una campagna politica, i naviganti in gran parte membri dell'IHH. Nel 2011 un altro tentativo ha portato centinaia di attivisti a tentare di entrare su voli commerciali. Poi è stata la volta di Greta Thunberg. Le Flottiglie sono uno sperimentato mezzo di propaganda, ma adesso siamo alla guerra aperta, a un assedio fisico e politico condotto con 70 imbarcazioni grandi, medie e piccole, super attrezzate o elementari, cariche di casse-regalo per Hamas che si avventurano da Genova, dalla Spagna dalla Tunisia, dalla Grecia, dalla Turchia per l' appuntamento davanti alla coste di Gaza con la scusa della consegna di aiuti alimentari. Se fosse vero, i naviganti e chi li organizza con molti mezzi saprebbero che il porto di Ashod, fornirebbe una strada semplice e garantita per consegnare il cibo, le bevande, le medicine: "fino all'ultimo yogurt" come ha detto il capo del movimento Genovese, che ha tenuto un discorso alla partenza davanti a una grande folla di portuali mobilitati nell'inconsueta evenienza. È la folla che deve essere mossa, è l'odio di massa che si cerca ormai: un'ondata popolare (che cosa lo è di più dei lavoratori genovesi, con la CGIL alle spalle) che minaccia la violenza: "Se verrà torto un capello ai nostri ragazzi bloccheremo il commercio in tutti i porti che controlliamo, tutto il Mediterraneo".