VENEZIA - Forcine in testa, unghie nere glitteratissime, Marc Jacobs. Camicia da educanda e filo di trucco per Sofia Coppola. Lo yin e lo yiang. Non potrebbero essere più diversi e invece sono amici da trent’anni. E così «Marc by Sofia», il docufilm sulla vita dello stilista presentato fuori concorso ieri a Venezia, si è trasformato in un affettuoso duetto. Il ritratto intimo e anticonvenzionale di Marc Jacobs secondo Sofia vuole restituire il genio e l’universo straordinario del leggendario stilista americano. Ma c’è dell’altro.

«Volevo fare un ritratto dello stilista Marc Jacobs, mio amico da trent’anni, e mostrare il suo processo creativo, per creare un legame tra la sua ispirazione e i suoi punti di riferimento e le generazioni future», conferma Sofia Coppola, da sempre fashion addicted e da sempre innamorata del lavoro di Jacobs. «Ci siamo conosciuti all’inizio degli anni Novanta – esordisce Sofia – avevo chiesto a mia mamma di portarmi a vedere uno show e da lì abbiamo iniziato a parlare, avevo 20 anni vivevo a New York e abbiamo iniziato a passare del tempo insieme. Abbiamo affrontato tante cose nella vita, e in lui so di trovare sempre una spalla».

Il film, nelle parole della regista, è il ritratto di una celebrità in una storia personale che rispecchia anche l’amicizia. «Desideravo realizzare il ritratto di un amico attraverso il mio punto di vista. Volevo che il pubblico si sentisse coinvolto». Il film si apre con la prima copertina su Vogue di Jacobs e si chiude con la sua ultima sfilata. «Ricordo tutto di quella copertina – ricorda Jacobs – ma soprattutto che tutti pensavano che fossi diventato ricchissimo. Mi chiedevano: “Ma come fai a prendere ancora la metropolitana dopo una copertina così? ” Non ero certo diventato ricco di punto in bianco».