«Mi ha chiamato per sapere come stessi e come andassero gli allenamenti. Voleva capire se ci fosse astio nei suoi confronti. Ma non ha posto scuse. L’ho tranquillizzato facendogli capire che non avevo nulla nei suoi confronti». Così il velocista Marcell Jacobs, doppio oro olimpico a Tokyo, ha risposto al pm di Milano in merito ai suoi rapporti con Filippo Tortu, compagno di staffetta nella 4x100, e una telefonata intercorsa tra i due dopo l’emergere del caso del presunto spionaggio ai suoi danni ad opera di Giacomo Tortu, fratello del velocista milanese. La testimonianza di Jacobs dell’11 giugno è agli atti dell’inchiesta Equalize.

Jacobs e Tortu, se la rivalità si fa tossica

Cosa si sono detti Jacobs e Tortu

«Mi ha prima mandato un messaggio – ha raccontato Jacobs al pm Francesco De Tommasi – dopodiché ci siamo sentiti al telefono per una decina di minuti (...) lui voleva semplicemente in realtà sapere come stavo (...) senza entrare troppo nel dettaglio (...) non mi ha chiesto come dire “sono dispiaciuto per quello che è successo o altro”, voleva solo capire dal mio punto di vista se c’era un astio direttamente nei suoi confronti (...) soprattutto per il fatto che noi facciamo comunque la staffetta insieme (...) il gruppo che comunque dalla staffetta è sempre stato super unito».