Non è colpa di Giorgia Meloni se il debito pubblico francese è esploso negli ultimi anni arrivando a 3.345 miliardi di euro, pari al 114% del Pil, se Parigi ha un deficit del 5,8%, se il tasso di disoccupazione è salito al 7,9% nel 2025 (era del 7,4% nel 2024), se gli investimenti e l’export sono in netto calo, e se sempre più cittadini e grossi capitali francesi trovano l’Italia più attrattiva, in ragione di un sistema fiscale più favorevole e della stabilità politica incarnata dalla leader di Fratelli d’Italia e dai suoi alleati di governo.
Dovrebbe accettarlo anche il primo ministro francese, François Bayrou, invece di alzare il ditino contro l’Italia come ha fatto domenica sera da Matignon, sede del governo, ai microfoni delle quattro principali reti all-news di Francia. Sollecitato dagli intervistatori sulla tassazione delle grandi fortune per risanare le finanze, e in particolare sulla ricetta proposta dal Partito socialista- la “taxe Zucman”, una tassa annuale del 2% sui patrimoni superiori ai 100 milioni di euro che porta il nome dell’economista Gabriel Zucman - Bayrou ha detto che una supergabella per i più ricchi «minaccerebbe gli investimenti» in Francia, sarebbe «incostituzionale» e rischierebbe di incentivare l’esodo già in corso, o meglio «il nomadismo fiscale». Verso il Belgio, dove ha già trovato rifugio il capo del gruppo del lusso Lvmh Bernard Arnault? Verso l’Olanda? Il Lussemburgo?








