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Lo affermano i Centri sociali del Nordest, assieme al sindacato Adl Cobas di Venezia
Il conflitto in Medio Oriente potrebbe avere una ripercussione tangibile ed economica sulla quotidianità dei cittadini italiani. Parte di questo processo potrebbe essere avviato da alcuni centri sociali del Nord Italia che hanno già minacciato di bloccare il porto di Venezia proprio a causa della polveriera in Medio Oriente. "Dichiariamo fin da subito che se la Flotilla sarà fermata, ci mobiliteremo per bloccare il porto di Venezia. È lì che continueremo la nostra azione, trasformando lo sdegno in azione diretta, la solidarietà in disobbedienza". Lo affermano i Centri sociali del Nordest, assieme al sindacato Adl Cobas di Venezia, riprendendo il messaggio lanciato dai camalli del Porto di Genova, che avevano minacciato, in caso di blocco della Gaza Sumud Flotilla, di "non far uscire più un chiodo" dallo scalo ligure.
"La manifestazione di sabato scorso al Lido di Venezia - afferma un post sul sito Global Project - è stata una straordinaria dimostrazione di forza collettiva: un segnale potente di opposizione radicale allo Stato genocida di Israele e all'intero apparato politico-istituzionale che alimenta e sostiene il regime di guerra globale". Ricordando gli scioperi e i "blocchi mirati" dei portuali genovesi contro "il transito nei porti di navi cariche di armamenti destinati a Israele", i promotori annunciano che "continueremo la nostra azione, trasformando lo sdegno in azione diretta, la solidarietà in disobbedienza. Le minacce del ministro israeliano di estrema destra Ben-Gvir lasciano poco spazio all'illusione. Ma è proprio per questo che dobbiamo essere presenti e ci muoveremo con determinazione. Chiamiamo fin da ora tutte le persone che hanno camminato al nostro fianco sabato scorso, i lavoratori e le lavoratrici del porto di Venezia a tenere alta l'attenzione e la mobilitazione".






