A Bucarest l’aereo per Milano aveva cinque ore di ritardo. Don Gino Rigoldi, 85 anni, non se n’è quasi accorto. «Galleggiavo sopra le ali dalla felicità», racconta. La ragione: pochi giorni prima, nel cuore della Romania, erano venuti a trovarlo due ventenni: li aveva accolti bambini, dodici anni fa. «All’epoca venivano da una comunità psichiatrica, con gravi problemi di comportamento. Tutti dicevano: lasciamoli perdere. Ho guardato i loro occhi, mi sono piaciuti moltissimo, li ho presi con me. Ora uno è geometra, l’altro fisioterapista. Si sono sposati. Erano considerati rifiuti sociali, oggi sono dei professionisti».
L’estate di don Gino Rigoldi tra i «figli» in Romania e le visite al Beccaria: «Vivo per vedere rifiorire i ragazzi»
Un agosto diviso tra la casa di via Pusiano a Milano, dove il sacerdote vive con 18 ragazzi tolti dalla strada, le visite all’Ipm Beccaria e una spedizione in Romania, a Valcea e Copacelu, dove 25 anni fa ha fondato le prime case famiglia







