Secretare i voli di Stato. E, più in generale, rafforzare la capacità italiana di fronteggiare la cosiddetta guerra elettronica ed elettromagnetica. È l’ipotesi tornata sul tavolo del governo dopo che un’interferenza di probabile matrice russa ha messo fuori uso i servizi di navigazione Gps prima dell’atterraggio in un aeroporto bulgaro, costringendo l’aereo della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a manovrare con il solo ausilio delle mappe cartacee.

Attacchi al Gps e spoofing: perché i voli sono sempre più vulnerabili

Non a caso il ministro della Difesa Guido Crosetto, ospite ieri sera a Quarta Repubblica, ha alzato il livello dell’allarme sulla «guerra ibrida», che ormai rappresenta «quasi la normalità», con Mosca già in prima linea. «Non mi vedo la Federazione Russa far cadere l’aereo di von der Leyen – ha aggiunto – ma mi vedo gli hacker russi fare centinaia di attacchi alle nostre banche, ai sistemi pubblici, agli aeroporti, alla produzione di energia. Migliaia di bot di disinformazione, il tentativo di raccontare un’altra verità».

Matrice russa o meno, l’episodio sembra aver risvegliato timori che Crosetto ha più volte condiviso con il resto dell’esecutivo, spingendolo a studiare possibili contromisure. E infatti, secondo fonti qualificate, a via XX Settembre «si sta lavorando» a una bozza di provvedimento che ridefinisca i parametri di sicurezza non solo per i voli della presidente del Consiglio e delle più alte cariche dello Stato, ma anche per i ministri che, in base all’articolo 3 del Dl 98/2011, possono ricorrere agli aerei di Stato solo con autorizzazione specifica, resa pubblica sul sito di Palazzo Chigi (ma classificabile come segreto di Stato).