Il rombo dei motori si spegne per lasciare spazio al clink delle posate. E in quel microsecondo di attesa e silenzio, c'è tutta la storia di Lorenzo Sacchi: monzese lui, monzese la sua stella Michelin, monzese il pranzo d'onore più atteso: quello nella Sala del Governo nei tre giorni del Gran Premio d'Italia, presso l'Autodromo Nazionale. Classe 1988, Sacchi è partito dal capoluogo brianzolo per costruire il suo mestiere prima a Milano e poi lontano da casa, forgiando il suo talento al fianco di giganti. Quindi, dalla scuola meneghina di Sergio Mei al Four Seasons, fino all’approdo nella calda e iper-competitiva Barcellona. Lì, nella cucina del tristellato Martín Berasategui, affina la tecnica, impara il rigore e contribuisce a scrivere una pagina di storia conquistando la stella per il ristorante Oria.

Lorenzo Sacchi

Cittadino del mondo, il cuore a Monza

Esperienze che gli hanno dato tutto, tranne la dimenticanza delle sue radici: che partono dalle basi, perché «non essendo figlio d’arte e non avendo genitori ristoratori, il mio percorso è iniziato proprio grazie alla scuola» ricorda lo chef, ammettendo però che «fin da giovane l’ambizione, la passione, l’energia e la forza di volontà non mi sono mai mancate». In ogni caso, il richiamo di casa è stato più forte di qualsiasi fuoco di "vanguardie” iberiche. Il ritorno a Monza, l’incontro con Claudio Sadler e la sfida del Circolino. Qui, nell’ottobre dello scorso anno, il coronamento: la prima Stella Michelin per Monza, un sogno che nessuno, prima di lui, aveva realizzato.