Oggi, lunedì 1° settembre, alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 è il giorno di Kim Novak. La grande attrice americana, oggi 92enne ma senza aver mai perso un briciolo del fascino indomito che l'ha sempre caratterizzata, viene insignita del Leone d'oro alla carriera, il premio assegnato a chi si è distinto per particolari motivi nella storia del cinema. E, in effetti, Novak ha fatto la storia del cinema, e in particolare dell'epoca d'oro di Hollywood, un traguardo ancora più rilevante considerando il fatto che la sua attività sullo schermo è durato poco più di due decenni. Nata a Chicago il 13 febbraio 1933 da una famiglia di origini ceche, iniziò la sua carriera come modella di eventi promozionali prima di essere notata da un'agente che la presentò alla Columbia Pictures, dove fu scritturata per essere la potenziale erede di Rita Hayworth e come auspicata rivale di Marylin Monroe (il nome di battesimo di Novak era proprio Marylin, cambiato per distinguerla dall'altra diva dell'epoca).La carriera di Kim NovakIl suo primo successo fu nel 1955 con Picnic, diretta da Joshua Logan, ma nel corso degli anni ebbe l'occasione di lavorare con i più grandi registi dell'epoca: da Billy Wilder in Baciami stupido, a Otto Preminger ne L’uomo dal braccio d’oro, da Robert Aldrich in Quando muore una stella a George Sidney in Incantesimo, Un solo grande amore e Pal Joey, oltre ad aver partecipato a diverse commedie romantiche come Criminale di turno, Una strega in paradiso, Noi due sconosciuti, L’affittacamere, tutte firmate Richard Quine. Ma il ruolo della vita, quello che l'ha davvero immortalata nella storia della settima arte, è stato nel capolavoro di Alfred Hitchcock del 1958, La donna che visse due volte (Vertigo, in originale): nel thriller psicologico, tra i più apprezzati di sempre, l'attrice interpreta due ruoli, quello di Madeleine Elster e quello di Judy Barton, con un magnetismo disperato che esalta al massimo il tema centrale della pellicola, quello dell'ossessione sull'identità.Kim Novak e James Stewart sul set de La donna che visse due volte (Vertigo) nel 1958Richard C. Miller/Donaldson Collection/Getty ImagesNonostante il clamore suscitato da questa e altre interpretazioni, Kim Novak si ritrovò a essere sempre più frustrata per i ruoli cinematografici che le venivano propositi e soprattutto disillusa rispetto ai meccanismi di sfruttamento di Hollywood. A partire dalla fine degli anni Sessanta si ritirò gradualmente dalle scene, partecipando solo ad Assassinio allo specchio tratto da Agatha Christie nel 1980, come guest star alla soap Falcon Crest e infine al film tedesco del 1991 Liebestraum, esperienza che la lasciò comunque insoddisfatta. Ritiratasi a vivere nelle campagne dell'Oregon, da allora vive un'esistenza pacifica e solitaria, dedicandosi soprattutto alla pittura e al contatto con la natura.La decisione di assegnarle il Leone d'oro alla carriera viene proprio dal direttore della Mostra del cinema, Alberto Barbera: “Assurta al ruolo di Diva senza averne l’intenzione, Kim Novak è stata una delle protagoniste più amate di un’intera stagione del cinema hollywoodiano, dall’esordio casuale alla metà degli anni Cinquanta, sino al prematuro e volontario esilio dalla prigione dorata di Los Angeles”, ha scritto nella sua motivazione ufficiale: “Indipendente e anticonformista, creò una propria casa di produzione e scioperò per rinegoziare uno stipendio molto inferiore a quello dei suoi partner maschili”. La notizia dell'assegnazione del premio è stato accolto con grande entusiasmo da parte della diretta interessata: “Sono molto, molto colpita di ricevere il prestigioso premio del Leone d’Oro da un festival cinematografico tanto rispettato", ha detto Novak: “Essere riconosciuta per l’insieme del mio lavoro in questo momento della mia vita è un sogno che si avvera. Conserverò nella memoria ogni momento trascorso a Venezia. Riempirà il mio cuore di gioia”.L'assegnazione del premio avviene in concomitanza con l'anteprima mondiale, sempre al festival del cinema veneziano, del documentario Kim Novak’s Vertigo, in cui il regista Alexandre Philippe, in stretta collaborazione con l'attrice stessa, ricostruisce con uno sguardo grandemente personale la sua carriera, i suoi successi in particolare con il ruolo diretto da Hitchcock e poi anche il modo in cui ha riformulato la propria identità e la propria esistenza lontana dai riflettori.