Il nome è quanto di più trumpiano si possa immaginare: Great Trust (Grande trust). Acronimo che sta per Gaza Reconstitution Economic Acceleration and Transformation Trust. In pratica 38 pagine che prevedono una ricostruzione post-bellica di Gaza in 10 anni, tra grattacieli, smart cities, riviere e resort.
Tutto il piano però ruota attorno a un processo diventato parte integrante della finanza globale: la tokenizzazione dei beni, ovvero, la tokenizzazione di Gaza. La creazione cioè di gettoni (token) in grado di legare il valore della terra, delle proprietà, a un contratto digitale. Un po’ come avviene con le criptovalute. Ma con implicazioni assai più complesse e discutibili sul piano etico.
Il controllo (per dieci anni) degli Stati Uniti
Il piano prevede che gli Stati Uniti prendano il controllo del territorio palestinese sotto forma di amministrazione fiduciaria per circa dieci anni. Durante questo periodo, i due milioni di abitanti di Gaza saranno spostati tramite un programma descritto dal documento come “volontario”. Ai residenti verrebbero assegnati dei token speciali per la loro terra o per le proprietà che lasceranno più o meno temporaneamente. Contratti in grado di dimostrare in futuro di avere diritto a una certa porzione di un palazzo costruito su un terreno, o di possedere la proprietà di un terreno.












