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Quando arriva la primavera i profili Instagram di atleti e atlete di sport invernali si colorano. Dopo mesi di foto e video in ambientazioni invernali, con una predominanza di bianco, le gare finiscono e iniziano i molti mesi che stanno tra la fine di una stagione agonistica e l’inizio della successiva. In genere gli atleti fanno un po’ di giorni di vacanza, o comunque di riposo, poi riprendono ad allenarsi: talvolta in contesti invernali, in molti altri casi facendo attività ben più estive.

Quest’anno questi mesi sono ancora più importanti, visto che nel febbraio del 2026 ci saranno le Olimpiadi di Milano-Cortina. Tra gli sport invernali ci sono profonde differenze: lo sci di fondo richiede grande resistenza, la discesa libera è molto più esplosiva e muscolare, con gare che durano meno di due minuti. Il ghiaccio – per esempio quello del curling – è più facile da trovare, basta realizzarlo nelle apposite strutture, la neve naturale è più rara. E il salto con gli sci si può facilmente fare senza neve.

Il salto con gli sci il 6 agosto 2025 a Friburgo, in Germania (Michael Kienzler/Bongarts/Getty Images)

Matteo Artina, professore universitario di scienze motorie e preparatore di molti atleti – tra cui la sciatrice Sofia Goggia – spiega che per chi fa sport invernali ad alto livello «il pre-stagione è un blocco gigantesco» e che nonostante le tante differenze tra gli sport «il calendario è abbastanza simile per tutti». Anzitutto, spesso la stagione non finisce con l’ultima gara, che nella maggior parte degli sport è a fine marzo. «Tutto aprile ha una finestra ottimale per fare lavoro tecnico e provare su neve i nuovi materiali», che se ritenuti adeguati saranno usati nella stagione successiva.