SAN PIETRO DI CADORE (BELLUNO) - «Siamo stati vicini di casa, ci si vedeva praticamente tutti i giorni per anni. E poi, abbiamo fatto legna insieme, subito dopo Vaia, perché avevamo due boschi confinanti, in Val Visdende». È il ricordo di Maurilio De Zolt. Il campionissimo dello sci di fondo azzurro è stato raggiunto dalla notizia della morte di Bruno De Zolt Ponte, come tanti altri compaesani. Ma in più, rispetto agli altri, c'è una lontanissima parentela a unirli. Oltre alla passione per lo sport di fatica e per gli sci stretti che ha visto Maurilio quasi passare il testimone a Roberto, figlio di Bruno, anche lui fondista di alto livello.
Bruno De Zolt Ponte, 82 anni compiuti a marzo, è stato trovato ieri mattina privo di vita. A fare l'amara scoperta è stato il figlio Gerry, fratello dell'atleta Roberto. Uno che di mestiere salva vite in montagna, visto che opera per il soccorso alpino della guardia di finanza. Ieri però non ha potuto fare niente per salvare la vita al papà. L'ha trovato a terra, già morto. E non ha avuto modo di aiutarlo. La mattinata per lui era cominciata con una preoccupazione: il babbo non rispondeva al telefono e con ogni probabilità si era perso. Ma era già successo, negli ultimi tempi e quindi Gerry non poteva immaginare cosa si sarebbe trovato a dover vedere. Ha ripercorso il tragitto che solitamente il padre faceva in bicicletta, uscendo per raggiungere l'amata Val Visdende. E ha rinvenuto proprio la bici in località Pra Marino, nelle vicinanze di casa. Pochi passi più in là c'era Bruno De Zolt Ponte. Ormai esanime. L'uomo, a quanto pare, era uscito dalla sua abitazione ancora sabato, per il solito giretto in sella. Ma in zona Pra Marino dovrebbe aver accusato un malore. Era senza cellulare e così non ha avuto modo di chiedere aiuto. Per le sue ricerche, inizialmente, ieri mattina, era stato preallertato anche il Soccorso alpino.






