VENEZIA - Amo il tennis. Ed è un amore non corrisposto». Favino, un “brocco” sulla terra rossa. Capello fluido, occhiale un po’ burino, smagliante come solo gli pseudo a volte sanno essere, Pierfrancesco Favino torna al cinema (fuori concorso) con "Il Maestro" un film di Andrea Di Stefano dedicato alla nuova ossessione nazionale: il tennis. E lo racconta dal punto di vista di un sottobosco fatto di ranking non memorabili, di minitornei e terze e quarte fasce, di wannabe che hanno assistito al successo altrui ma a cui la vita insperabilmente riserva una seconda chance. Nel ruolo di un improbabile maestro di tennis, che non ha tecnica, né esperienza ma scopre un cuore, Favino fa (e molto bene) la canaglia. Ma all’italiana: bara ma si appassiona, mente ma poi inizia a crederci. E così questo rapporto squinternato tra allievo e maestro inizia a funzionare.

Di Stefano scrive un film per tutti quelli che non sono diventati i numeri uno, un film che parla di sconfitta e che in parte è autobiografico. «Molte scene del film sono delle situazioni che ho vissuto veramente, è un film in parte autobiografico e che vuole rendere omaggio a un incontro fortunato con un maestro di tennis nella prima adolescenza», ha raccontato il regista alle prese con dritto e rovescio.