Anche ieri due scosse. Entrambe 3.3 della scala Richter. Nella scia di altre migliaia, negli ultimi anni. Tutto «normale», forse, per chi sa cosa sono i Campi Flegrei. Meno per chi ha letto lo sconcertante dossier di Tuttoscuola sulla sciatteria con cui gli edifici scolastici rispondono all’obbligo di dotarsi di cinque credenziali sulla sicurezza sismica e idrogeologica.

Spiega dunque quel rapporto, elaborato sui dati 2023/2024 forniti dal governo il 14 luglio scorso, che nei comuni di Pozzuoli, Bacoli, Quarto e Monte di Procida, classificati «zona 2» cioè a rischio di «possibili forti terremoti» ci sono complessivamente 160 scuole delle quali 46 dell’infanzia e 50 della primaria, ospitate in 85 edifici scolastici. E di questi solo 31, cioè poco più di un terzo, dispongono di un certificato di collaudo statico. Vale a dire un documento tecnico ufficiale che attesti la sicurezza e la stabilità strutturale di un’opera edilizia. E non diversamente va nella non meno esposta area vesuviana: 130 edifici registrati (per 279 scuole) dei quali in regola col collaudo statico 40.

Un quadro allarmante e inaccettabile. Che al di là delle precisazioni del ministero che si è precipitato a dire che i dati del dossier sarebbero datati perché di sei settimane fa, è confermato dal parallelo Rapporto sicurezza, qualità, accessibilità in asili nido, scuole, università di Cittadinanza Attiva in uscita fra pochi giorni con gli aggiornamenti per il 2024/2025 di un monitoraggio che va avanti da ventitré anni. E ha infastidito via via governi di destra e di sinistra, di sinistra e di destra. Dove si legge, oltre alla denuncia del «“congelamento” dell’Osservatorio nazionale dell’edilizia scolastica che non si riunisce da più di due anni», che in tutta Italia i crolli di intonaci nell’ultimo anno sono stati 69 «come lo scorso anno» (totale 138), che c’è «l’urgenza di proseguire a tappeto con le indagini diagnostiche di soffitti e solai», che solo il 37,2% delle scuole è in possesso del certificato di «agibilità» e che questa quota già bassa precipita nelle isole e nel Lazio a un umiliante 12,3%. In linea coi numeri della rivista scolastica di Vinciguerra.