Un nuovo inizio o declino? Lo stato sociale è a un bivio storico, che richiede serietà di analisi e coraggio nelle azioni di governo. Questo tema cruciale per il futuro dell’Europa è stato al centro di un importante convegno internazionale (Espanet 2025) conclusosi venerdì scorso nell’Università Statale di Milano.
Le sfide da affrontare sono formidabili. Da un lato, l’invecchiamento della popolazione, la stagnazione secolare, gli effetti occupazionali delle transizioni energetica e tecnologica accrescono la vulnerabilità sociale e al tempo stesso erodono le basi demografiche ed economico-finanziarie su cui hanno tradizionalmente poggiato i sistemi pubblici di protezione. Dall’altro lato, l’interdipendenza profonda tra sistemi, originata dalla mondializzazione, provoca l’insorgere di shock intensi e improvvisi: pensiamo alla crisi dell’euro, alla pandemia, all’impennata dei costi energetici, ai disastri dovuti al cambiamento climatico. Le conseguenze di queste scosse possono raggiungere proporzioni catastrofiche, mettendo a dura prova le capacità di risposta degli Stati. Nei due anni di pandemia l’Italia ha speso 20 miliardi aggiuntivi per la sanità e più di 100 per i «ristori». L’emergenza immediatamente successiva, la crisi energetica, ha richiesto ulteriori stanziamenti per 80 miliardi.






