PADOVA - Stupisce, in questi giorni, il susseguirsi di notizie su alberi che si spezzano e di grossi rami che si abbattono a terra. Piante che dai controlli risultavano in buona salute e che hanno sopportato sì qualche temporale, ma certamente non parliamo di uragani né di venti anomali. Quale può essere, allora, la spiegazione per questi fenomeni? E come prevenirli? Lo abbiamo chiesto al professor Lucio Montecchio, patologo vegetale e professore ordinario di Salute e benessere degli alberi ornamentali all'università di Padova.
Professore, cosa causa la caduta degli alberi?
«Partiamo da un presupposto: gli alberi si sono "autoprogettati" in milioni di anni per resistere al vento. La loro normalità è non cadere: basta guardare zone molto ventose, piene di alberi perfettamente stabili. Sono strutture elastiche, si piegano e oscillano dissipando energia. Se un albero sano si spezza o cade sotto raffiche di vento normali, siamo di fronte a un'anomalia creata dall'uomo».
In che modo l'abbiamo creata?
«Negli ultimi cento anni nelle nostre città abbiamo piantato alberi soprattutto per motivi estetici, senza preoccuparci troppo della loro adattabilità al suolo urbano. Abbiamo privilegiato specie a crescita rapida e a "pronto effetto", che però, proprio in virtù della crescita rapida, hanno apparati radicali estesi: in città, tra marciapiedi, asfalto e scavi, non trovano lo spazio necessario. Così l'albero cresce in altezza e chioma, ma non sviluppa radici proporzionate e sufficienti a sostenerlo. Questo, ovviamente, lo rende più fragile e meno stabile. Se ci facciamo caso, è evidente anche dal modo in cui cadono, ruotando su sè stessi perché non hanno una base sotterranea che dia loro la necessaria stabilità».










