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Dal concetto di “Maggioranza globale” al senso della storia: la strategia di Mosca nel nuovo ordine mondiale
Alla vigilia del suo ennesimo viaggio in Cina, Vladimir Putin ha rilasciato una lunga intervista all’agenzia cinese statale Xinhua. Un colloquio denso di riflessioni geopolitiche e considerazioni sull’assetto globale, nel quale il presidente russo ha accuratamente evitato di nominare gli Stati Uniti: un silenzio insolito, se si considera l’episodio dello scorso mese tra Alaska e Washington, ma che appare coerente con il pubblico cinese cui era destinato il messaggio.
Dopo aver reso tributo al padrone di casa, Xi Jinping – definito "un autentico leader di una grande potenza, dotato di ampia visione strategica", e aver celebrato i rapporti economici tra Mosca e Pechino, ormai a un livello "senza precedenti", Putin ha introdotto il concetto di "Maggioranza globale". Con questa espressione ha descritto la massa critica di un ordine multipolare che il Cremlino auspica da tempo: "Russia e Cina – ha dichiarato – condividono vasti interessi comuni e una sorprendente convergenza di vedute su temi cruciali. Siamo uniti dall’obiettivo di edificare un sistema mondiale equo e multipolare, con attenzione speciale ai Paesi della Maggioranza globale".






