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Ultimo aggiornamento: 7:35
La recente scomparsa di Robert Wilson, uno dei creatori più geniali e influenti nella scena mondiale degli ultimi cinquant’anni, merita qualche considerazione storica non occasionale.
A mio avviso, non si riflette mai abbastanza sul ruolo spesso decisivo che hanno avuto gli artisti visivi nelle rivoluzioni teatrali del secolo scorso. E ovviamente non alludo soltanto alla scenografia e allo spazio scenico radicalmente ripensati, mi riferisco al ripensamento dell’intero spettacolo, dell’idea stessa di messa in scena e di evento teatrale. In fondo, erano pittori e scenografi in origine i due più importanti fra i padri fondatori della regia, Adolphe Appia e Gordon Craig, entrambi radicali sostenitori della assoluta autonomia della messa in scena, come nuova opera teatrale.
Venendo al secondo Novecento, in cui opererà Bob Wilson, artista visivo e creatore di happening era stato Tadeusz Kantor, prima di imporsi a livello mondiale come regista con La classe morta (1975); pittore era Julian Beck, appartenente al movimento dell’espressionismo astratto, vicino a Pollock e de Kooning, quando decise nel 1947, con Judith Malina, di dar vita a quella che diventerà la leggendaria compagnia del Living Theatre; scultore di origine tedesca era Robert Schumann, fondatore del Bread and Puppet Theater, il gruppo forse più emblematico nell’America degli anni Sessanta orfana del Living. E naturalmente artisti visivi erano gli inventori dell’Happening, sia negli Usa che in Europa, da Kaprow a Lebel.






