«Certo, dorogoy. Comprate quello che desiderate. Non lesinate sulla qualità»: un padre richiama i figli in russo — salvo poi dire di essere turco — e distribuisce la paghetta del giorno. Una banconota da 200 euro al maggiore; al più piccolo, una da cento. Il gesto è misurato, quasi rituale. Vicino a loro, una fila compatta di trolley fluorescenti, troppo leggeri per la sicurezza con cui vengono trascinati. Nuovi, vuoti. Sotto la calura incombente dell’estate, si attende l’autobus che porta al Serravalle Design Outlet. Tra i cinquanta passeggeri in attesa, solo 8 sono italiani. Per chi parte è «l’outlet di Milano», anche se Serravalle Scrivia si trova in Piemonte, in provincia di Alessandria, a ridosso della Liguria. Ma i confini amministrativi interessano poco a chi arriva anche da Tokyo, Dubai o Chicago per fare shopping scontato. Nelle brochure ufficiali del gruppo McArthurGlen (proprietari del centro), la cittadella del lusso a prezzi scontati risulta collocata «a Milano»: una semplificazione utile al marketing, più che alla geografia.