CAMPONOGARA (VENEZIA) - Trovato morto all'interno di una abitazione presa in affitto a Camponogara Moreno "Keno" Monetti, ex esponente della Mala del Brenta. Aveva 67 anni. I funerali martedì prossimo alle 9.30 nel duomo di Dolo. Nella notte tra venerdì 22 e sabato 23 agosto era stato arrestato in flagranza di reato dagli agenti del Commissariato di Conegliano (Tv) assieme a Graziano Pulze, un altro pregiudicato residente nel Padovano. In attesa del processo entrambi erano agli arresti domiciliari.

Giovedì scorso, 28 agosto, non vedendo uscire da casa Monetti, il suo locatore, che abita a fianco, ha suonato a lungo il campanello chiamandolo senza ottenere risposta. Insospettitosi, ha appoggiato all'abitazione una scala a pioli e con quella ha raggiunto una finestra posta al primo piano dell'abitazione. Attraverso i vetri è riuscito a scorgere all'interno il corpo esanime dell'uomo. Ha quindi chiamato i soccorsi e sul posto sono giunte le forze dell'ordine e i medici del Suem di Dolo, che hanno dichiarato il decesso dell'uomo, il cui corpo è stato trasportato all'obitorio dell'ospedale di Dolo e messo a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.

Con Monetti scompare una figura che ha avuto un ruolo importante nell'attività malavitosa posta in essere dai componenti della Mala del Brenta, specialmente nei primi anni di operosità. Monetti era originario di Vigonovo, dove ha vissuto per circa 50 anni. Bravo nel calcio, ha fatto anche parte di diverse squadre rivierasche. Era molto stimato nell'ambiente malavitoso in quanto, secondo chi lo conosceva bene, "era molto risoluto e determinato". Sapeva anche usare bene le armi. Ma non gli è sempre andata bene perché è entrato e uscito dal carcere innumerevoli volte. Alle sue spalle aveva una lunga lista di precedenti penali violenti. Nel 2014, assieme ad altre persone residenti in Riviera del Brenta, è stato anche coinvolto in una incursione con fucili d'assalto a un portavalori della Civis presso l'Iperlando di Veggiano (Pd). In tale occasione era stato anche accusato di sequestro di persona (una guardia giurata), incastrato dai carabinieri grazie al dna. Il suo socio, quello che ha sparato e ferito il portavalori, sta ancora scontrando la pena in carcere.