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La Polizia Postale ha già inviato alla Procura di Roma un'informativa sui siti coinvolti nello scandalo ma l'avvocato è pronto a raccogliere le testimonianze delle vittime per chiedere i danni

Il caso delle foto delle donne pubblicate on line su siti e gruppi social è destinato ad avere degli strascichi, anche legali. L'intervento di Giorgia Meloni è stato diretto e fermo nel chiedere nessuno sconto per chi si è reso autore di commenti e post sessisti sui social. Il governo si è attivato per intervenire con una legge che stringa le maglie per limitare questo tipo di comportamenti. Ma già adesso, con le leggi che ci sono, chi è stato coinvolto in questo tipo di forum e di gruppi, può attivarsi e l'avvocato Anna Maria Bernardini De Pace sta studiando la possibilità di una class action.

Il punto di partenza, giuridicamente parlando, è la violazione del "principio costituzionale che tutela l'identità e la dignità della persona e, in particolare, in queste vicende è stata ferita con violenza, con l'uso brutale di quelle immagini, l'identità femminile", ha spiegato l'avvocato all'Ansa. Bernardini De Pace è pronta a raccogliere le segnalazioni delle donne vittime di questa pratica machista. Tutte le "donne che sono state ferite con violenza nella loro identità femminile possono partecipare a questa class action e noi per loro chiederemo un risarcimento danni a carico di Facebook", ha proseguito l'avvocato facendo riferendosi principalmente al gruppo Facebook "Mia moglie", chiuso da Meta la scorsa settimana dopo anni di pubblicazioni.