Incentivi economici e riduzione delle imposte per chi resta o torna a vivere nei borghi. E poi smart working, co-working, co-housing, innovazione agricola, trasporti locali, turismo sostenibile, banda larga, servizi sanitari di comunità, telemedicina. Sono le richieste esplicite che i vescovi italiani hanno indirizzato al Governo contro lo spopolamento delle aree interne del Paese: finora non solo accettato con rassegnazione ma addirittura incentivato – è la loro accusa – con politiche simili a un «suicidio assistito» se non eutanasia deliberata di intere aree. Il documento - una Lettera aperta al Governo e al Parlamento sottoscritta al termine dell’annuale convegno dei vescovi delle Aree interne – reca le firme di 139 tra cardinali, arcivescovi, vescovi e abati. In testa i vertici della Cei, cioè il presidente Matteo Maria Zuppi e segretario generale Giuseppe Baturi, quindi il vicario generale del pontefice per la diocesi romana Baldassarre Reina, il cardinale Domenico Battaglia per l’arcidiocesi di Napoli e a seguire gli altri, fino ai titolari delle diocesi più piccole. Il testo resta comunque aperto a ulteriori adesioni: la prima delle quali è stata quella di Italia Nostra.
Spopolamento, i vescovi al Governo: «No all'eutanasia dei borghi» (e il grazie di Italia Nostra alla Cei)
Italia Nostra a sostegno dei vescovi per fermare il «suicidio assistito delle aree interne»: accusa che 139 vescovi e cardinali, in testa il presidente della Cei Matteo Maria Zuppi, hanno rivolto al Governo con una lettera aperta contestando la rassegnazione contenuta nel Piano strategico nazionale che «tratta lo spopolamento come una condanna definitiva».






