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Giovedì il gruppo automobilistico Stellantis ha fatto un accordo con i sindacati per attivare dal primo settembre al 31 gennaio i contratti di solidarietà nello stabilimento di Mirafiori a Torino. La stessa decisione era stata presa anche per altre due fabbriche del gruppo, a Termoli, in Molise, e a Pomigliano d’Arco, in Campania.
I contratti di solidarietà sono accordi tra dipendenti e datori di lavoro con cui si cerca di evitare misure più drastiche, come i licenziamenti, riducendo l’orario di un gruppo di lavoratori e quindi il costo per l’azienda. Con i contratti di solidarietà l’azienda può anche accedere alla cassa integrazione, che compenserà in parte la riduzione dello stipendio dei dipendenti coinvolti. Sono una misura che di solito serve ad affrontare un momento di temporanea riduzione delle vendite e quindi della produzione, ma per Stellantis sono soprattutto un modo per prendere tempo in una crisi ormai strutturale, dovuta a anni di scelte poco lungimiranti e a una crisi più generalizzata del settore auto.
L’azienda è lontanissima dai suoi obiettivi di produzione. L’ex amministratore delegato Carlos Tavares aveva promesso al governo italiano che Stellantis sarebbe tornata a produrre almeno un milione di veicoli in Italia entro il 2030, ma nel 2024 il gruppo automobilistico ne ha prodotti circa 500mila, tra macchine e veicoli commerciali (furgoni, van, autocarri). E il 2025 è partito ancora peggio: da gennaio a giugno ne sono stati prodotti 221.885.










