Per gentile concessione dell’editore, La Vita Felice, pubblichiamo una sintesi dell'introduzione di Carmelo Claudio Pistillo a Ritratto senza somiglianza di Georgij Ivànov, (pp. 340, euro 16) in libreria da oggi. È ultimo libro pubblicato in vita dallo scrittore lituaeno che lasciò l’Unione Sovietica sognandola tutta la vita. Si tratta, in assoluto, della prima traduzione nella nostra lingua, realizzata dallo slavista e semiologo Bruno Osimo che, della poesia ivanoviana, ci ha restituito una versione ritmica con testo russo accentato a fronte.

Chi è Georgij Ivànov? Salvo essere esperti di poesia russa della prima metà del Novecento, viste le rare opere tradotte in italiano, il suo nome dice poco. Più che un illustre poeta è uno scrittore da scoprire e sicuramente da annoverare fra i più espressivi dell’età d’argento della letteratura russa. Nasce in Lituania nel 1894. Per volontà del padre ufficiale, nel 1907 entra nel corpo dei cadetti di Pietroburgo, per poi uscine all’età di sedici anni con il desiderio di “essere” poeta.

Giovanissimo, entra in contatto con la corrente letteraria dell’egofuturismo. Aderirà in seguito all’acmeismo, guidato da Gumilev, suo mentore. Assiduo collaboratore di questo movimento poetico e della rivista Apollon, diventa membro di riferimento della “Gilda dei poeti”. Dopo la fucilazione di Gumilev, si rende conto di essere oscurato dalla sua ombra e che nella nuova Russia sovietica il suo posto rischia di essere quello di un poeta di secondo piano. Da qui la decisione, nel 1922, di lasciare definitivamente la sua terra, di cui sentirà una lancinante mancanza per il resto della vita. Andrà in esilio in Francia, dove, tra alterne fortune, vivrà fino al giorno della sua morte, avvenuta in solitudine e in povertà nell’estate del 1958.