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Emma Stone è rasata e prigioniera nello scantinato di un complottista per quasi tutto Bugonia, nuovo film del regista greco Yorgos Lanthimos, presentato giovedì in concorso alla Mostra del cinema di Venezia. È la quinta volta che Lanthimos porta un suo film a Venezia, e l’ultima volta con Povere creature! aveva vinto il Leone d’oro, nel 2023. Bugonia è un film meno ambizioso: non ricostruisce un elaborato immaginario fantastico né punta a ridicolizzare convenzioni sociali molto radicate, ma è il remake di un film coreano del 2003, peraltro più convenzionale di molti altri usciti da quel cinema.

È la storia di un cospirazionista che rapisce la dirigente della società per la quale lavora, convinto che sia un’aliena. La teoria del complotto a cui crede è fantasiosa e lui è convinto di aver capito quasi tutto di questi alieni, fino a dettagli esageratamente precisi sulla loro organizzazione sociale, sulla biologia e persino sull’astronave su cui viaggiano. È deciso a torturarla finché non gli dirà quello che vuole sapere, e lei deve trovare un modo di liberarsi.

Il film è stato ricevuto bene alla proiezione per stampa e critica di Venezia, anche in assenza delle consuete stranezze di Lanthimos, e nonostante la storia sia stata inventata da qualcun altro. La sceneggiatura infatti è stata scritta da Will Tracy ricalcando quella del film sudcoreano Save the Green Planet! di Jang Joon-hwan, quasi senza variazioni, inserendo qualche elemento in più o cambiando qualcosa solo per adattarla agli Stati Uniti e al 2025 (per esempio viene inserito il terrapiattismo, che nel 2003 non era ancora un caposaldo del complottismo). Per questa ragione è il film più convenzionale che Lanthimos abbia mai girato: un thriller comico, pieno di assurdità che, pur avendo il medesimo finale imprevedibile dell’originale, è pensato come un film commerciale.