Da un lato, agenzie specializzate e siti finanziari che indicavano dati trimestrali superiori alle attese del mercato. Dall’altro, il titolo il quale - nell’after hours - era in rosso. Il tutto con i medesimi giornali ed agenzie che, via via, sono andati “adeguandosi” alla dinamica di Borsa, quasi alla ricerca di un senso per ciò che stava accadendo.
Così, possono riassumersi i primi momenti successivi alla pubblicazione -due giorni fa - della trimestrale di Nvidia. Uno scenario che -dal punto di vista della finanza comportamentale - configura una tipica distorsione cognitiva: il confirmation bias. Vale a dire: invece di attenersi ai dati oggettivi (Eps e ricavi oltre il consensus), i commentatori hanno riletto selettivamente la comunicazione finanziaria cercando nei dettagli (margini, outlook, Cina) un appiglio per giustificare la discesa del titolo. Non è che le informazioni fossero nuove: semplicemente, sono state re-interpretate alla luce del prezzo.
Analogamente, lo stesso calo dei prezzi pare - almeno in parte - più un effetto del voler trovare la giustificazione per (ad esempio) portarsi a casa la plusvalenza, piuttosto che una reale delusione riguardo ai numeri.
Certo: la crescita, tra le altre cose, trimestre su trimestre nei data center è risultata in decelerazione. E, però, il trend era assolutamente prevedibile. Vero! La mancata inclusione delle vendite del chip H20 verso la Cina - nelle previsioni sul trimestre in corso - ha sollevato preoccupazioni sugli sviluppi in uno dei mercati maggiormente strategici per Nvidia. E tuttavia, anche qui, nulla di così nuovo. Insomma: il medesimo mercato pare avere voluto cercare, piuttosto che “riscontrare”, delle motivazioni per fare calare il titolo.









