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A Ishaad Ahmed Dar basta fare quattro o cinque passi nel suo campo per trovare una buca scavata da un porcospino. Tira su dei bulbi, mezzi mangiati: «Qui abbiamo visto per la prima volta i porcospini nel 2015, ma è solo dall’anno scorso che hanno cominciato a danneggiare seriamente i raccolti» dice. I raccolti sono quelli di zafferano, la spezia più costosa al mondo, e i campi sono quelli di Pampore, nel Kashmir indiano, a pochi chilometri dalla capitale Srinagar.

Ishaad Ahmed Dar mostra la buca di un porcospino, l’istrice indiano (Valerio Clari/il Post)

Ishaad Ahmed Dar mostra i bulbi dello zafferano mangiati dagli istrici (Valerio Clari/il Post)

Lo zafferano venduto all’ingrosso costa tra i 3mila e i 4mila euro al chilo. Quello prodotto nel Kashmir indiano, regione himalayana al confine con il Pakistan, può avvicinarsi ai 5mila. È la qualità più pregiata ma la produzione è limitata e in calo costante da trent’anni: negli anni Novanta se ne producevano 16 tonnellate, nel 2011 8 tonnellate, nel 2024 sono diventate meno di 3. La diminuzione è attribuibile al cambiamento climatico, all’urbanizzazione e, ultimamente, ai porcospini. In italiano spesso si usa porcospino per riferirsi ai ricci ma è un errore, pur diffuso: i porcospini sono istrici.