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Il regista tedesco Werner Herzog ha ricevuto il primo dei due premi alla carriera della Mostra del cinema di Venezia di quest’anno – il secondo lo riceverà più in là l’attrice americana Kim Novak – dopo una vita e una carriera fatte di rischi e avventure, e di film realizzati con un’etica che somiglia più a quella di un contrabbandiere che a quella di un artista. Eppure è stato e continua a essere uno dei più grandi della storia del cinema, uno che, tra le varie cose, ha anche cambiato il modo in cui si fanno documentari.

La sua carriera è iniziata con i film di finzione e con quelli è diventato noto. I più famosi sono Aguirre, furore di Dio e Fitzcarraldo, con cui vinse la Palma d’oro a Cannes. All’inizio degli anni ’80 era diventato il nuovo regista più desiderato del cinema d’autore europeo, capace di fare cose che terrorizzavano gli altri e di uscirne non solo incolume, la maggior parte delle volte, ma anche con immagini mai viste prima. Ma fin da subito alla carriera di regista di film ne affiancò una da regista di documentari: anche se lui ha sempre detto di non vedere differenze tra le due cose, le differenze ci sono nella facilità con cui si riescono a finanziare. Un film costa molto di più. Per questo col passare del tempo si è dedicato sempre di più ai documentari (non fa un film di finzione dal 2019).