Il municipio nel 2024 ne aveva chiesto la rimozione, dopo le polemiche sui saluti romani, ma ora ad Acca Larentia torna la croce celtica proprio nel luogo dove il 7 gennaio del 1978 tre giovani militanti del Fronte della Gioventù furono uccisi.

Una delle stragi degli anni di piombo che insanguinarono anche la capitale e che si consumò davanti all'allora sezione dell'Msi nel quartiere Tuscolano dove a terra rimasero i corpi di Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, che caddero in un agguato, e poi di Stefano Recchioni che morì durante gli scontri con le forze dell'ordine.

A farla riapparire mercoledì scorso in pieno giorno - come testimoniano le foto inviate dai residenti al presidente del VII municipio Francesco Laddaga - sono stati almeno cinque giovani che hanno ridisegnare il graffito ormai sbiadito e quasi cancellato dal tempo. A denunciare la sua nuova apparizione è stato il segretario del Pd di Roma Enzo Foschi, ma già nel gennaio 2024, dopo le polemiche sull'anniversario di Acca Laurentia, era stato il municipio, guidato dai dem, a votare a maggioranza una mozione che imponeva la rimozione della celtica e di altre scritte sui muri. Quella croce celtica, "simbolo distintivo per i movimenti neofascisti e suprematisti bianchi", scrissero nel documento tutti i gruppi della maggioranza municipale, "occupa tutto il piazzale interessando ben quattro numeri civici, dal 24 al 32". E nel documento spiegarono che la croce celtica era stata realizzata nel 2017 ma "mai rimossa nonostante gli appelli dei residenti". In effetti la cancellazione non era mai avvenuta realmente ma ci pensò il tempo a sbiadire completamente il disegno.