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Dire che Giorgia Meloni interpreta un sogno pre-politico rischia di sconfinare nella retorica, ma non credo si allontani troppo dalla realtà

La traduzione più precisa di "standing ovation" in italiano è "lunga ovazione in piedi, che descrive un applauso in cui il pubblico si alza per manifestare forte approvazione verso qualcuno o qualcosa". È raro che un politico in trasferta riceva tale onore da parte di una platea non sovrapponibile alla sua. È successo ieri a Rimini: da una parte il popolo di Comunione e Liberazione, dall'altra Giorgia Meloni, visibilmente commossa come raramente ci è capitato di vedere. Non si è trattato di un fatto puramente emozionale, bensì di un applauso con una importante valenza politica, data la composizione culturale della platea, prevalentemente fatta di giovani impegnati nel sociale e nelle professioni, non etichettabile con un singolo partito. Parliamo insomma di una parte non marginale dell'attuale e futura classe dirigente, certamente consapevole dei problemi, delle difficoltà in cui si barcamena il Paese e pure dei ritardi che ancora ne frenano le soluzioni. E allora che cosa può aver acceso quella platea nei confronti di una donna per di più dichiaratamente laica, certamente rispettosa ma mai a braccetto con la gerarchia cattolica, che in larga parte la detesta e contrasta? Rispondere che quella donna interpreta un sogno pre-politico rischia di sconfinare nella retorica, ma non credo si allontani troppo dalla realtà. Il motto con cui tre anni fa entrò a Palazzo Chigi ("Se ce l'ho fatta io, ce la può fare chiunque") è ancora oggi percepito come qualcosa che vale più sia delle cose fatte, sia degli inciampi del suo governo. E questo è ciò che fa impazzire l'opposizione, che da tempo ha rinunciato a inseguire i suoi sogni per dedicarsi a tempo pieno unicamente a distruggere quelli altrui.