PADOVA - Un neonato di due settimane, un augurio da parte dei neogenitori, un fiocco (o meglio, tanti fiocchi) di colori non canonici scelti per annunciarne la nascita sulla porta dell'ufficio della madre e un polverone politico a suon di condanne, strali, dissertazioni biologico-anatomiche, scontri ideologici e immancabili auguri al piccolo.

Sono gli ingredienti della vicenda che in questi giorni vede al centro Margherita Colonnello (assessora al sociale del Comune di Padova in quota Partito Democratico), suo marito e suo figlio Aronne. Nel mezzo ci sono la scelta di appendere alla porta dell'ufficio dell'assessora a Palazzo Moroni alcuni fiocchi arcobaleno al posto del fiocco azzurro, alcune dichiarazioni rese da Colonnello a una manifestazione pubblica (il Padova Pride) durante la gravidanza e la dimensione mediatica che la vicenda ha assunto, con qualche storpiatura dei contenuti che ne ha propagato l'eco non senza distorcerla. E allora ecco che sulla decisione dell'assessora di appendere i fiocchi arcobaleno e di augurare al figlio di poter scegliere in liberamente in futuro la propria identità si è scatenata una tempesta di reazioni che hanno travalicato i confini padovani. La Lega è andata in fibrillazione (da Matteo Salvini a Roberto Vannacci e Rossano Sasso), come pure l'opposizione della Città del Santo. E se l'affissione dei fiocchi in municipio è sì stata fatta da una persona con un ruolo pubblico dentro a uno spazio pubblico, per quanto riguarda invece le sue dichiarazioni la diretta interessata ha deciso di prendere una ferma posizione con un post sui social.