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Da venerdì si può vedere su Netflix Long Story Short, la nuova serie animata per adulti dell’attore, sceneggiatore e produttore televisivo Raphael Bob-Waksberg, ideatore della serie di culto BoJack Horseman. Se quella con protagonista un cavallo antropomorfo cinico e depresso è considerata una tra le serie più divertenti e profonde dell’ultimo decennio, i critici hanno descritto Long Story Short come altrettanto cupa ma più speranzosa, e finora ha ottenuto praticamente solo recensioni positive.
Racconta la storia di una famiglia ebraica nel corso degli anni, attraverso gioie, delusioni e trasformazioni. È incentrata soprattutto sui fratelli Avi, Shira e Yoshi, e sul loro rapporto con i genitori, Naomi ed Elliott. Naomi in particolare incarna lo stereotipo della madre di famiglia, che vuole controllare tutto e tutti: il modo in cui viene descritta però è tutta una questione di prospettive, ricordi e miopie soggettive, scrive l’Hollywood Reporter.
Per i temi che affronta e gli espedienti con cui lo fa, alcuni critici hanno paragonato Long Story Short alla serie tv This Is Us. È ambientata grossomodo tra gli anni Novanta e il 2022, e ripercorre le vicende dei protagonisti dall’adolescenza alla vita adulta, con salti indietro alla loro infanzia e persino alla fine degli anni Cinquanta. Anziché essere raccontati, molti avvenimenti si conoscono solo grazie alle conversazioni dei personaggi; oltre a mostrare punti di vista diversi, il frequente alternarsi delle linee temporali esplora i traumi che condizionano la loro personalità, e quindi la loro vita.







