Cosa succederà quando ci limiteremo a informarci solo con i chatbot? Quando cioè affideremo a ChatGPT le nostre domande e ci accontenteremo delle sue risposte senza neppure prenderci la briga di visitare un sito o cliccare un link per leggere una notizia o approfondire un fatto? La rivista The Verge ha riassunto il timore che stanno vivendo inserzionisti, content creator ed editori in «Google Zero». Dove per zero si intende il traffico esterno che un giorno potrebbe non arrivare da Google Search. Come sostengono alcuni esperti la fine dei click è ampiamente sopravvalutata, ma resta comunque uno scenario da valutare.

Qualche indicazione in questo senso è arrivata anche a noi, in Europa e in Italia. Google – che detiene il controllo del mercato delle ricerche su internet e in un certo senso ha organizzato il sapere online negli ultimi vent’anni – ha introdotto nel suo motore di ricerca «AI Overview», una funzionalità basata sull’intelligenza artificiale che riassume in linguaggio naturale le risposte alle nostre domande. Non più solo link ma anche dei “riepiloghi” generati dall’intelligenza artificiale. A maggio – per ora solo negli Stati Uniti – Google ha lanciato «AI Mode», una versione del suo motore di ricerca molto simile a un chatbot, inseguendo così il modello Perplexity. Risultato? Secondo un rapporto di maggio di Enders e della Professional Publishers Association, i media stanno «perdendo visibilità e valore poiché i loro contenuti vengono utilizzati ma non premiati».