Sarà la sua prima volta al Meeting di Rimini da presidente del Consiglio, e parlerà a mezzogiorno. Questa è l’unica certezza di una giornata che segna di fatto la ripresa dell’attività politica su un palcoscenico da sempre adatto a lanciare messaggi, si pensi solo a quello di Mario Draghi qualche giorno fa sull’irrilevanza politica dell’Europa in un momento tanto difficile sul piano internazionale. Ieri, da quel palco, anche Roberta Metsola ha condiviso quell'allarme: «Lo status quo non può bastare. Siamo davanti a un bivio: o cambiamo o siamo destinati all'irrilevanza», pur precisando che «l'Ue non è mai stata spettatrice».
Ed è probabile che Giorgia Meloni, che a Rimini l’ultima volta arrivò nel 2022 in piena campagna elettorale, assieme agli altri competitor, proprio sul contesto internazionale si soffermi ampiamente nel suo discorso che ieri stava preparando, e che dovrebbe essere piuttosto ampio, avendoci lavorato da mattina a sera.
Dopo di lei, nel pomeriggio, toccherà a Matteo Salvini intervenire, nelle vesti di ministro dei Trasporti, con un tempismo che secondo alcuni avrebbe irritato la premier ma che in verità lei nemmeno conosceva, avendolo appreso solo dai giornali. E’ possibile anche i due si incrocino per qualche minuto tra chi riparte e chi arriva, ma anche se a distanza il tema del rapporto con l’alleato non potrà non fare capolino dopo giorni in cui lo scontro tra il leader della Lega e l’Eliseo è stato durissimo. Uno scontro a senso unico in verità, perché il vice premier se ne è uscito con un ben poco diplomatico «si attacchi al tram» rivolto a Macron che tra i Volenterosi il più disposto ad inviare truppe in Ucraina, e da Parigi hanno richiamato per spiegazioni l’ambasciatore.










