PORTO VIRO (ROVIGO) - C’è una contesa che attraversa il Delta del Po e arriva fino alle aule del Consiglio di Stato. Al centro, il rigassificatore Adriatic Lng, un’infrastruttura strategica (non solo per il Polesine) che si trova al largo tra Porto Viro e Porto Tolle, e che divide le due municipalità. La questione è fiscale e territoriale: a chi appartiene il terminale? E soprattutto, a chi spetta il gettito dell’imposta immobiliare (Impi) che vale circa 40mila euro l’anno?
Il Comune di Porto Tolle ha scelto di costituirsi in giudizio per difendere la sentenza del Tar del Lazio che, nell’ottobre 2024, aveva stabilito che il terminal ricade nelle sue acque. «È un atto dovuto – afferma il sindaco Roberto Pizzoli –. Abbiamo un’entrata a bilancio, è nostro dovere difenderla. Non è una questione di rivalità con Porto Viro, ma di tutela degli interessi della nostra comunità». Dall’altra parte c’è Porto Viro, che dopo la decisione avversa del Tar ha presentato appello e ora si prepara all’udienza dell’11 dicembre al Consiglio di Stato. «Questa non è una battaglia che riguarda solo il Comune, ma l’intera comunità – replica il sindaco Mario Mantovan –. La piattaforma è nata con le autorizzazioni chieste a noi, abbiamo convissuto per anni con vincoli urbanistici, ambientali e tensioni sociali. Con un tratto di penna ci hanno tolto il legame con un’opera che ha segnato profondamente il nostro territorio. Difenderemo le nostre ragioni fino in fondo».






