Il decreto flussi triennale approvato dal Consiglio dei ministri il 30 giugno scorso definisce le quote d’ingresso dei lavoratori extraeuropei nel 2026-2028 ma mette anche nero su bianco l’obiettivo di aumentare e rafforzare i canali di arrivo liberi da tetti numerici e click day. Innanzitutto la formazione nei Paesi d’origine ma dal 2026 non ci saranno limiti neanche per le richieste relative all’assistenza a disabili e grandi anziani. E il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha indicato un nuovo canale destinato a profili «ad alta tensione lavorativa».
L’allargamento delle “vie” di ingresso alternative alle quote rappresenta infatti la risposta del Governo alla richiesta di superare il farraginoso sistema dei click day che associazioni datoriali e sindacati avanzano ormai da tempo.
Abbandono dei click day
Il limiti del meccanismo dei click day sono molti. Imprese e famiglie devono presentare le domande in un’unica data annuale a prescindere dal momento in cui hanno bisogno del lavoratore. Le quote vanno via in pochi minuti e accaparrarsele diventa una questione di secondi. L’arrivo del lavoratore richiede invece tempi lunghi (anche oltre l’anno) perché la concentrazione delle domande crea un’intasamento burocratico e mette in difficoltà gli uffici che devono rilasciare i nulla osta (gli sportelli unici per l’immigrazione) e i visti di ingresso (le rappresentanze diplomatiche all’estero). E lo stesso Mantovano, nell’audizione di fine luglio di fronte Comitato parlamentare sull’attuazione dell’Accordo di Schengen, ha ammesso che scarsità degli organici e adeguamento dei sistemi informatici sono «scogli» su cui «rischiano di infrangersi i propositi di una migliore gestione dei flussi»






