Ha aspettato le prime ore del mattino di domenica per cercare e trovare la propria preda. E l’ha fatta sua, come un bottino personale. Lui, un uomo che secondo la denuncia della vittima era di colore, accanitosi come una belva sul corpo di lei. E lei, una sessantenne romana, “colpevole” di essersi alzata all’alba per accompagnare il proprio cane nel parco romano di Tor Tre Teste, alla periferia della città. Una violenza brutale, odiosa, rubandole persino il telefonino, durata «un incubo di dieci minuti». Il tutto immortalato probabilmente dalle telecamere, unico strumento – temiamo – di sorveglianza del luogo. Il reato non ha avuto altri testimoni nel deserto della mattina di festa dedicata al riposo.
E ha ragione a raccontare spaventata quello che ha vissuto la signora romana che è rimasta vittima dell’episodio di grave violenza. Perché tutto poteva aspettarsi tranne che incappare in un delinquente straniero – così dalle sue parole nella denuncia alle autorità – che aveva bisogno di sfogare se stesso per colpire il suo bersaglio. E magari per lui non sarà stata nemmeno la prima volta... Lo stupro è avvenuto praticamente sotto casa, nel parco dove lei porta di solito il cane. Lo sconosciuto l’ha avvicinata all’improvviso e dopo averle strappato il cellulare che aveva nel marsupio l’ha violentata. Solo quando si è allontanato la vittima è tornata a casa e ha dato l’allarme. In ospedale è stato attivato il codice rosa per riscontrare i segni della violenza. Non è la prima volta che accade. E purtroppo non sarà l’ultima, perché i parchi di Roma sono diventati terra di nessuno e ci sarà un motivo se in tanti lamentano scarsa attenzione sulla sicurezza da parte del Campidoglio; Gualtieri continua a fare la sua campagna dell’ottimismo, con inaugurazioni anche minime, ma è ora di guardare anche i luoghi del degrado dove si consumano violenze. Colpa del sindaco?













