Il servizio. Una partita di tennis ha sempre un inizio e una fine ma il movimento che dà il via a uno scambio, sia essa una sfida al vicino circolo oppure la finale di uno slam, resta sempre il servizio.
A questo sta pensando Jannik Sinner nelle ore che lo separano dal debutto negli US Open contro il ceco Vit Kopriva, numero 89 del ranking (diretta su Sky e, in chiaro, sul canale Supertennis verso le 19), un avversario non impossibile nel primo turno dello slam statunitense che la Volpe Rossa ha vinto 12 mesi fa. L’enorme stadio centrale di Flushing Meadows, intitolato al grande Arthur Ashe, il campione Usa di colore scomparso per una trasfusione sbagliata che gli causò l’Aids, attende il numero 1 del mondo come fosse nato a Manhattan, tale è l’entusiasmo e l’affetto che nutrono i newyorchesi per questo ragazzo nato in una valle dolomitica ma ormai figlio del mondo. Ma dicevamo del servizio, il colpo che deciderà le sorti di questo slam, l’ultimo della stagione. Sul cemento urge tenere sempre percentuali delle prime palle intorno al 60-65 per cento: nel recente 1000 di Cincinnati il nostro Jannik è arrivato sì in finale ma ha visto scendere questo fondamentale dato al 56%. Per non parlare dei punti spillati con la prima: a Wimbledon, dove ha stravinto, Sinner ne otteneva 88 su 100, a Cincinnati è sceso a 79. E in uno slam dove chi picchia di più domina, il servizio dovrà funzionare a dovere.







