Gaza City, 26 ago. (askanews) – Le immagini girate dall’interno dell’attacco del 25 agosto all’ospedale Nasser di Gaza City: due missili israeliani sparati da un carro armato a pochi minuti l’uno dall’altro, il secondo quando i soccorritori erano già arrivati. Venti i morti, di cui 5 giornalisti che lavoravano per Reuters, Al Jazeera, Associated Press, e altri media, fra loro anche una fotoreporter, Mariam Dagga, impiegata da AP. Una nuova strage che provoca reazioni indignate.

Questa volta il governo israeliano ha reagito esprimendo rammarico e parlando di un errore, con un breve comunicato solo in inglese a firma del premier Benjamin Netanyahu. L’esercito israeliano annuncia una inchiesta: non è chiaro chi abbia dato l’ordine di sparare. Ma anche le Nazioni Unite insistono: indagare non basta dice Thameen al-Kheetan, portavoce dell’ufficio diritti dell’Onu.

“Abbiamo visto e documentato molti attacchi inaccettabili contro i giornalisti palestinesi, almeno 247 sono stati uccisi dal 7 ottobre 2023, sono gli occhi e le orecchie del mondo e devono essere protetti. Queste indagini devono produrre risultati, ci deve essere giustizia, finora non abbiamo visto né risultati né misure per identificare i responsabili”.