Matteo Ricci era all'oscuro delle attività del suo ex stretto collaboratore per social ed eventi Massimiliano Santini, non ne avrebbe ricavato alcuna utilità patrimoniale, ma avrebbe esercitato pressione su di lui affinché la macchina dell'amministrazione comunale procedesse spedita e senza esercitare controlli sulle modalità in cui questo avveniva.

È la sintesi, come conferma la difesa di Santini dopo le indiscrezioni pubblicate da Repubblica, dell'interrogatorio di oltre dieci ore di Santini, l'ex braccio destro dell'allora sindaco di Pesaro, ora europarlamentare del Pd e candidato della coalizione di centrosinistra alla presidenza delle Marche.

I due sono accusati di corruzione, insieme ad altre 14 persone - 24 indagati a vario titolo in tutto - nell'inchiesta della Procura di Pesaro sugli affidamenti diretti del Comune marchigiano tra il 2019 e il 2024.

Santini, difeso dall'avvocato Gioacchino Genchi, avrebbe ammesso di aver intascato soldi ("Li prendevo io, me ne assumo la responsabilità" e "Ricci del giro denaro non sapeva niente", scrive Repubblica), scagionando l'ex sindaco l'indagato ha consegnato agli investigatori - l'indagine è guidata da Maria Letizia Fucci - un cellulare e una carta sim che usava per lavoro. L'intenzione sarebbe recuperare le chat che conterrebbero non solo le conversazioni tra sindaco e collaboratore ma farebbero emergere il "sistema" degli affidamenti, che coinvolgerebbe anche dirigenti e funzionari del Comune, alcuni dei quali indagati.