La campagna del governo di Israele contro i report sulla carestia nella Striscia di Gaza passa anche da Youtube. Dopo il caso dei 10 influencer statunitensi e israeliani, assoldati dal ministero della Diaspora per testimoniare con video social che gli aiuti umanitari ci sono e che è colpa di Hamas e delle Nazioni Unite se non arrivano al popolo gazawo, un altro dicastero di Tel Aviv, quello per gli Affari esteri, ha pubblicato negli ultimi quattro giorni sul suo profilo Youtube sette video in inglese, tedesco, polacco e italiano per dimostrare che mercati e ristoranti della Striscia di Gaza sono pieni di cibo.La campagna sulla carestia nella Striscia di Gaza su Youtube“Politici cinici e media di parte stanno mentendo. Le immagini no”, recita la frase in italiano che apre uno dei video su Youtube sponsorizzati dal ministero degli Esteri di Israele. Dura meno di un minuto e mescola foto a riprese video, etichette come “reali”, in cui si mostrano banchi del mercato che espongono frutta e verdura, persone che fanno acquisti, commercianti che assemblano dolci, persone in coda per un kebab. Il ministero riferisce che le immagini sono state girate tra luglio e agosto 2025, ma non vi sono prove o elementi all'interno del video che possano suffragare l'autenticità di ciò che si vede e la corrispondenza temporale.Anche il secondo video, che dura qualche secondo in più, riproduce lo stesso schema. Ci sono anche immagini di un ristoratore che promuove il menù del giorno, sciorinando che in cucina si preparano “calzone di verdure, calzone di carne e calzone ai calamari”, e gente che affolla una gelateria. Anche in questo caso non c'è un elemento che possa provare la corrispondenza temporale delle riprese, che il dicastero afferma risalire a luglio. I due video hanno cumulato rispettivamente, al 26 agosto 2025, 219mila e 513mila visualizzazioni.Il profilo Youtube è ufficiale (come confermato a Italian Tech dall'ambasciata israeliana) e non è nuovo a queste campagne di propaganda. Molti degli ultimi video sono concentrati a consolidare la versione del gabinetto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Ossia che nella Striscia di Gaza il cibo non manca, che gli aiuti arrivano regolarmente e che ad affamare la popolazione palestinese è Hamas. Di tutti i filmati esistono versioni in varie lingue, dal francese all'italiano, dal greco all'inglese, segno che Israele vuole raggiungere il più ampio pubblico possibile.I dati dell'OnuI dati delle Nazioni Unite raccontano però un'altra verità. Secondo l'ultima analisi dell’Integrated Food Security Phase Classification (Ipc, una iniziativa multilaterale di misurazione delle situazioni di malnutrizione), entro fine settembre nella Striscia di Gaza 640mila persone si troveranno nella peggiore condizione di insicurezza alimentare. Che è il livello 5, secondo la scala prodotta dall'Ipc. Secondo i dati di questo monitoraggio dell'Onu, nel mondo soffrono 1,37 milioni di persone al mondo. Vuol dire che poco meno della metà di questa emergenza si concentra nella sola Striscia di Gaza. Altri 1,14 milioni di persone sono appena un gradino sotto, al livello 4, e 396mila in quello 3. E sono dati al ribasso, perché gli osservatori dell'Onu non hanno potuto monitorare tutte le aree (per esempio Rafah).Dall'indagine emerge che più di una persona su tre (39%) ha dichiarato di trascorrere intere giornate senza mangiare. A luglio sono stati identificati 12mila bambini che soffrivano di malnutrizione acuta e quelli a rischio di morte sono passati da 14.100 a 43.400 in soli quattro mesi. Un bambino su cinque nasce prematuro o sottopeso.L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il Programma alimentare mondiale (Pam) e il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) sono tutte d'accordo nell'attribuire l'attuale crisi agli sfollamenti e alle restrizioni all’accesso umanitario perpetrati da Israele, e chiedono un cessate il fuoco immediato per consentire la distribuzione di cibo, acqua e cure mediche.