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Attacco all'ospedale Nasser: reporter e operatori tra le 20 vittime. Reuters: "Il nostro cameraman colpito mentre riprendeva in diretta". Netanyahu: "Tragico incidente"

Uccisi mentre lavoravano sotto le bombe per raccontare al mondo il conflitto di Gaza. Uccisi con una tecnica di guerra spietata, il double tap, l'attacco in due momenti. Si colpisce una prima volta l'obiettivo, poi si lascia passare un po' di tempo e si colpisce di nuovo. A quel punto sul terreno si precipitano soccorritori, civili per dare aiuto e giornalisti. Le vittime si moltiplicano. È quello che è successo ieri mattina all'ospedale Nasser di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza dove, secondo ricostruzioni filmate e testimonianze, una prima esplosione, forse provocata da un drone al quarto piano della struttura, ha trascinato sul posto chi quella scena era pronto a raccontarla per dovere professionale. Tra le almeno 20 vittime dell'attacco ci sono anche cinque giornalisti e fotoreporter palestinesi che collaboravano con testate internazionali quali Reuters, Associated Press, Al Jazeera. I reporter usavano spesso la scala esterna per le dirette tv e per captare il segnale internet. Hossam al-Masri, cameraman a contratto di Reuters, era in diretta quando è rimasto ucciso dalla prima esplosione. Nella seconda deflagrazione hanno perso la vita Moaz Abu Taha, il fotoreporter di Al Jazeera Mohammad Salama, la giornalista freelance Mariam Abu Dagga, che collaborava con l'Associated Press e diversi media tra cui l'Independent Arabic e, dopo qualche ora, anche il reporter Ahmed Abu Aziz, morto per le ferite dell'attacco.