Il volo Delta 1334 da Atlanta a Fort Lauderdale stava procedendo tranquillo, quando improvvisamente una colonna di fumo ha cominciato a uscire da uno zaino nella cappelliera. Pochi istanti dopo, tra le urla dei passeggeri, sono divampate le fiamme. I piloti non hanno avuto scelta: hanno dichiarato emergenza e dirottato verso Fort Myers, in Florida. A bordo c'erano 191 persone. Nessuna vittima, ma tanta paura. Il colpevole? Un oggetto che quasi tutti portiamo con noi: una batteria al litio. È una scena che non vorremmo mai immaginare, eppure accade più spesso di quanto si creda. Secondo i dati della Federal Aviation Administration (FAA), in media ci sono due episodi a settimana, tra voli e aeroporti, causati da batterie al litio che prendono fuoco. Numeri piccoli rispetto ai milioni di voli che decollano ogni anno, ma abbastanza per tenere svegli ingegneri e autorità di sicurezza. Il problema è semplice da capire: queste batterie sono ovunque, nei nostri smartphone, tablet, cuffie wireless, laptop, powerbank (qui il nostro approfondimento sul tema). Ma dietro la comodità del litio si nasconde una fragilità chimica che, nelle condizioni sbagliate, può trasformare un piccolo dispositivo in un pericoloso innesco.
Cosa succede se la batteria di uno smartphone esplode in aereo? Come funzionano le batterie al litio
Un test condotto nei laboratori della FAA ad Atlantic City ha mostrato la potenziale pericolosità delle batterie al litio nelle cabine degli aerei. Una situazione che sta portando le compagnie aeree a un vero e proprio giro di vite nei confronti dei dispositivi elettronici







