PADOVA - Inosservanza dell’obbligo di istruzioni dei minori, perché non avevano mai mandato a scuola i loro tre figli negli anni 2023/2024 e 2024/2025, e resistenza a pubblico ufficiale, perché avevano aggredito due agenti della polizia locale di Padova colpevoli (a loro dire) di fermato il loro figlio 16enne alla guida di un’auto, dopo un inseguimento di 15 chilometri. Sono le accuse contestate dal sostituto procuratore Sergio Dini a una coppia di genitori sinti che ora rischiano il processo. Mentre sul giovane automobilista senza patente (anche perché non avrebbe potuto averla, a 16 anni) indaga la procura dei Minori di Venezia. In una storia che, seppur senza esiti tragici, richiama la cronaca recente di quanto accaduto a Milano dove una donna è stata investita e uccisa da un’auto guidata da giovanissimi residenti in un campo nomadi.

Il 26 marzo l’adolescente, di etnia sinti e residente con la famiglia in una delle case pubbliche di via Citolo da Perugia, era stato fermato da una pattuglia della polizia locale, attorno alle 16, lungo la circonvallazione interna ovest della città. Gli agenti avevano notano la macchina avvicinarsi e avevano esposto la paletta per un controllo come tanti ne vengono fatti. Ma il guidatore dell’utilitaria invece che mettere la freccia e fermarsi, accelerava. I vigili non ci avevano pensato un istante: saliti in auto si erano messi all’inseguimento della macchina, un tallonamento durato una ventina di minuti lungo le strade della città. Zigzagando tra le altre auto e superando gli incroci in velocità, il fuggitivo e gli agenti della Municipale avevano di fatto attraversato Padova fino a quando una manovra errata dell’automobilista aveva dato la possibilità alla polizia locale di chiudergli la strada e fermare la corsa.