Decenni di alleanza tra Stati Uniti e Corea del Sud messi alla prova proprio al primo incontro tra i due presidenti alla Casa Bianca.

Poche ore prima di ricevere Lee Jae Myung, infatti, The Donald ha sferrato contro Seul un attacco a sorpresa, e anche un po' vago, accusandola di non meglio precisate "purghe" in corso nel Paese. Un'accusa che, probabilmente, si riferiva ai tumulti politici seguiti all'arresto dell'ex presidente Yoon Suk-yeo per il suo fallito tentativo di imporre la legge marziale lo scorso dicembre e all'elezione di Lee a giugno. Domenica, infatti, i procuratori sudcoreani hanno emesso un mandato di arresto per l'ex primo ministro Han Duck-soo, accusandolo di aver aiutato Yoon.

Tra l'altro, l'attuale capo di Stato sudcoreano non sarebbe gradito ad una parte del movimento Maga per il suo approccio più pragmatico che, pur privilegiando i rapporti con gli Stati Uniti, vuole lasciare comunque spazio a legami più stabili con la Cina, partner cruciale per il commercio, il turismo e gli sforzi di pace nella penisola coreana. "Cosa sta succedendo in Corea del Sud? Sembra una purga o una rivoluzione. Non possiamo permetterci di fare affari lì", ha attaccato il tycoon su Truth senza entrare nello specifico. Quando, poi, i giornalisti al seguito nello Studio Ovale gli hanno chiesto spiegazioni il presidente americano si è limitato a rispondere che si riferiva "ai raid contro le chiese", avvenuti di recente in Corea del Sud. Le accuse del tycoon sono in linea con quelle del movimento di estrema destra sudcoreano, in particolare dei cristiani evangelici e dei sostenitori di Yoon che considerano l'ex presidente "vittima di una persecuzione comunista".