Prima missione, primo fermo. A due giorni dall’arrivo a Trapani, dove Mediterranea, la nuova nave dell’omonima ong, è approdata sabato dopo aver disobbedito all’ordine di raggiungere Genova, è arrivato il blocco deciso dal Viminale. Ancora non è chiaro per quanto la nave rimarrà ferma in porto: al durata del fermo, come l’entità della multa saranno decise e comunicate dal prefetto nei prossimi cinque giorni. “Un provvedimento osceno”, per la presidente dell’ong Laura Marmorale. “Ancora meno accettabile nel quadro attuale, alla luce di quello che abbiamo assistito nella Sar libica, cioè una vera e propria escalation di provocazioni e violenze da parte di milizie finanziate e addestrate anche dal governo italiano”, sottolinea il capomissione Beppe Caccia.
Insieme al comandante Pavel Botica, dopo aver ripetutamente chiesto la riassegnazione del porto di sbarco alla luce delle precarie condizioni dei naufraghi,nei giorni scorsi hanno deciso di fare rotta verso il porto sicuro più vicino per questioni di sicurezza. “Salute, cura e diritti delle persone per noi saranno sempre una priorità”, aveva spiegato Caccia.
Nella decisione, ha pesato anche la certificazione Rina, l’ente internazionale di classificazione delle navi, che impone a Mediterranea di non superare le 200 miglia dal punto in cui il soccorso è stato effettuato. Indicazioni – hanno confermato dalla Germania, che è Stato di bandiera - che il comandante deve tenere in considerazione, pena l’obbligo di affrontare a titolo personale la responsabilità di qualunque cosa succeda a bordo, a naufraghi o equipaggio. E per il comandante Botica le condizioni per affrontare in sicurezza altri tre giorni di navigazione non c’erano.











