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25 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 9:56

“Anche i preti potranno sposarsi…”. È il titolo – con citazione di Lucio Dalla – di un articolo che riassume una lunga intervista del 1981 al cardinale Michele Pellegrino, rilanciata 44 anni dopo da SettimanaNews, testata online dei padri dehoniani di Bologna. Il sito eredita la tradizione della Settimana del clero, rivista cartacea pubblicata dal 1946 al 2015 che ha rappresentato – insieme alla rivista Il Regno – un punto di riferimento del progressismo cattolico di stampo conciliare. SettimanaNews, quindi, si rivolge soprattutto ai preti: in questo senso la riprosizione del pensiero di Pellegrino – arcivescovo di Torino dal 1965 al 1977, anni in cui saldò una profonda amicizia con don Luigi Ciotti – marca con evidenza l’intento di porre all’attenzione del nuovo Papa Leone XIV temi cruciali come il matrimonio dei sacerdoti e il ruolo delle donne. E di combattere quanti nella Chiesa vorrebbero “dimenticare” Papa Francesco.

L’intervista al cardinale – firmata da Francesco Strazzari su Il Regno – si collocava in un momento, come quello attuale, di passaggio di pontificato da Paolo VI a Giovanni Paolo II. Pellegrino non nascondeva critiche e perplessità nei confronti di Papa Wojtyla, invitando i suoi colleghia parlare chiaro: “Bisogna dire al Papa come si vede la situazione. Con onestà e chiarezza. Come vescovi siamo i collaboratori del Papa, come cardinali siamo il “senatus” della Santa Sede. È nostro compito. Non è un lusso. È un dovere. Come ho sempre desiderato che mi si parlasse chiaro, così credo di dover parlare chiaro al Papa. Lo si aiuta”. Nello specifico, il cardinale denunciava una situazione “di grave immobilismo e quindi di mancata risposta ai segni dei tempi”. Due i temi cruciali, molto attuali anche oggi: le donne e il matrimonio dei preti. Sull’eventualità di ammettere anche le donne al sacerdozio, Pellegrino rispondeva: “Non mi pronuncio sul ministero sacerdotale delle donne. Non sono teologo. Ma ho fatte le mie dimostrazioni per l’esclusione delle donne dai ministeri istituiti non ordinati. Nei primi tempi della chiesa, le diaconesse erano ordinate mediante l’imposizione delle mani. Non capisco perché non si potrebbe fare questo anche adesso. E valorizzare la donne nell’attività pastorale. Ma come siamo indietro…”.