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Crescono sempre più le direttrici nel mondo della lirica. Niente buonismi o femminismi. Solo impegno e talento

Premessa d'obbligo. Quando si esercita un mestiere, conta la persona, non il genere. Vinca il migliore, e niente inclusivese d'ordinanza. Eppure negli ultimi due anni, nel mondo della musica classica e della lirica italiana, si registra un'impennata di donne ai posti di comando. E non sono "figlie di" o "mogli di", ma professioniste in gamba, che si sono guadagnate i ruoli sul campo, con studio e talento.

Esempi? Speranza Scappucci dal 2026 sarà la guida di MiTO, un festival che si presentò promettente, poi inciampò, e oggi vuole il riscatto. Alla Scappucci l'onere e l'onore di mettere le ali a una manifestazione che sia all'altezza di Milano. Silvia Colasanti, compositrice navigata, è invece alla sua prima direzione artistica di un festival: quello della Valle d'Itria, sorta di raduno dei puristi dell'opera: in bocca al lupo. Altra nomina di peso: Anna Maria Meo, dopo aver rilanciato il Regio di Parma e il Festival Verdi approda alla sovrintendenza della Scuola di Musica di Fiesole, un'eccellenza nella formazione musicale. Elisabetta Riva è appena arrivata alla sovrintendenza del Comunale di Bologna, un teatro che chiede nuove energie. Mentre due pianiste dalla carriera internazionale hanno acceso i riflettori sui festival che conducono: Beatrice Rana "Classiche Forme" e Mariangela Vacatello il "Cantiere d'Arte di Montepulciano".