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Il giorno dell'indipendenza: "Non cederemo la nostra terra". Lavrov: "Vertice? Prima colloqui a Istanbul". Trump: "Stop alla carneficina"

A Kiev è stata la giornata dell'orgoglio. E della speranza. Perché mai come adesso celebrare l'indipendenza dell'Ucraina non è soltanto un atto simbolico ma un vero e proprio manifesto. Per quello che è stato ma, soprattutto, per quello che sarà. Un'Ucraina libera e indipendente non è solo nei pensieri e nei progetti del presidente Zelensky ma anche di tutto l'Occidente che ieri, come in questi tre anni e mezzo pur con diversi distinguo, è sempre stato dalla parte di Kiev. Ora però è il momento di trovare una soluzione ma gli ostacoli restano tanti. La Russia, in primis, e la sua volontà di prendere tempo e proseguire il conflitto. Ma "l'Ucraina unita non sarà mai più costretta nella storia a quella vergogna che i russi chiamano compromesso. Abbiamo bisogno di una pace giusta", dice con orgoglio Zelensky, consapevole di un particolare che fa la differenza quando spiega che "non siamo soli".