Sulman nasce in un villaggio a Punjab, nel nord del Pakistan. I suoi genitori sono agricoltori e allevatori, lui cresce, gioca a pallavolo e aiuta la famiglia. Il Pakistan, però, è uno di quei Paesi che più di altri si stanno misurando con gli effetti del riscaldamento globale. Nell’estate 2022 una lunga stagione di inondazioni causa oltre 1 milione di case danneggiate, quasi mezzo milione di persone sfollate e almeno 1.200 morti. Per Sulman e la sua famiglia tutto questo presenta il conto più salato: un’inondazione rende incoltivabili i campi della sua famiglia, togliendo loro la principale fonte di sussistenza. Così i genitori di Sulman vendono quel che resta della casa e gli animali e spingono il figlio a partire verso l’Europa. Lui ha appena 20 anni. Così, indossa uno zaino pieno di cibo, acqua, vestiti e sale su un treno diretto a Quetta. Da lì inizia a camminare insieme ad altri ragazzi in un lunghissimo viaggio che lo porterà fino in Italia, a Trento.
La storia di Sulman, è raccontata nel podcast “Rotta climatica, storie di migrazioni e riscaldamento globale”, emblematica di un fenomeno sempre più diffuso in tutto il mondo. Per Sulman come altri ragazzi provenienti dal Bangladesh, dall’Amazzonia, dal Sahel, le aree tropicali dell’Africa occidentale, dall’Indonesia ma anche dall’Asia centrale e meridionale, fuggire non è stata una scelta, ma una questione di sopravvivenza. Per sé e la propria famiglia. "Molti di loro non sono nemmeno pienamente consapevoli di essere profughi ambientali" spiega nel podcast Chiara Lucchini, operatrice legale del Centro Astalli di Trento che ha accolto Sulman, "spetta a chi si occupa di migrazioni, a tutti i livelli, mettere insieme i pezzi e collegare cause ed effetti". Sono concetti relativamente nuovi per i non addetti ai lavori e, come spiega la giornalista esperta di temi ambientali e scrittrice Francesca Santolini, sempre nel podcast “Rotta Climatica”, "lo sono anche per il diritto internazionale".












